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giovedì 12 febbraio 2009
L'educazione del bambino malato

lunedì 9 febbraio 2009
Il bambino e l'ospedale

Due,come due modi per intendere il tempo:quello di visita e il tempo materno,il primo è spesso ristretto e con orari davvero impossibili;il secondo,spesso privato dal primo non fa che permettere all’ansia di crescere sia da parte della madre preoccupata per il figlio,sia da parte del bambino che non può comprendere la sottrazione dalla stessa.
Zero,come la possibilità di spazio che ha la madre se si deve intrattenere con il figlio;i lettini sono troppo vicini e non esistono spazi adibiti davvero all’assistenza della madre che in queste condizioni così precarie non si può senz’altro prendere cura del bimbo in modo considerevole,ne tanto meno tentare di ristabilire la complicità e l’intimità che per il bimbo è sempre e comunque di vitale importanza.
Uno,come l’unico e insostituibile modo che hanno di capirsi e di sostenersi l’un l’altro il bambino con la sua mamma,che viene bruscamente minato e infine privato da quel tempo e quello spazio che senza il minimo scrupolo tolgono alla degenza tutto ciò che di davvero umano e vivo per il piccolo ci possa essere.
La presenza della madre in reparto è considerata brutalmente un ingombro,come vedremo anche di seguito,il quale cerca in ogni modo per quanto possibile di eliminarla,senza considerare invece l’importanza che,in termini anche medici,può avere pure sulla stessa terapia oltre che sul morale del bambino o sul mantenimento o costruzione di identità.
Questo a parer loro è imputabile all’insufficienza di mezzi,all’eccesso di compiti,alla scarsità del personale,alla pesantezza di turni,e tutto questo secondo i medici non può coincidere con l’ulteriore ingombro creato dalla presenza delle madri in reparto. Queste giustificazioni sono in realtà tentativi più o meno inconsci di rimuovere dalla coscienza il problema di fondo,annullano i termini stessi del problema e con essi il dovere di riconoscerlo e la necessità di risolverlo. Inoltre è stato riscontrato un preoccupante processo di cosificazione del paziente da parte del medico,quindi nel caso della considerata unità madre-bambino,il bambino è l’organo malato della madre e la madre è la coscienza vigile del figlio,questo rende il paziente ancora più complesso da dover affrontare,ed è questo stesso motivo che produce nel medico una notevole ansia classificata come “orrore della madre”,ecco quindi perché cerca in tutti i modi di allontanarla,per potere esercitare attraverso la medicina strumentale il potere del comando senza una unità vigile a cui dover in ogni caso rendere conto.
Le sue prestazioni sanitarie sono qualitativamente le più povere,largamente sopraffatte da quelle di servizio,mai comunque gratificate di motivazioni e di ruoli( “…l’infermiera è l’ultimo anello e sa di esserlo”). La maggior parte delle infermiere sostiene che la presenza delle madri finisce per complicare il loro lavoro già comunque faticoso,ma nonostante questo spesso il bambino ospedalizzato e la madre trovano proprio nell’infermiera quella tenerezza e quell’attenzione umana che hanno inutilmente cercato in altri senza mai averla trovata.
“Il bambino è dell’ospedale?”
A.Maccacaro,Feltrinelli,Milano 1976)
mercoledì 4 febbraio 2009
Malattia e genitorialità-5 Conclusioni

“Il bambino piccolo,in particolare tra il secondo semestre e il terzo anno di vita,ha necessità di un regolare rapporto con la madre o con chi ha assunto per lui un ruolo. Una interruzione prolungata di questo rapporto (…)gli è incomprensibile perché gli è impossibile razionalizzare e quindi accettare la nuova situazione che egli vive esclusivamente come perdita o deprivazione materna cioè di tutto quanto per lui significava protezione e sicurezza”
La prima osservazione parte quindi dal legame affettivo,ed è per questo motivo che ho scelto di dilungarmi sul rapporto genitore -figlio e sulla questione complicata dei ruoli,l’assoluta importanza della figura di riferimento come primo strumento di indagine e conoscenza da parte del piccolo,poichè in realtà non è semplicemente questo, soprattutto durante i primi mesi di vita è proprio una sorta di prolungamento di esso stesso, e solo comprendendo questo reale meccanismo si possono capire anche gli sviluppi emotivi che un distacco dato dall'ospedalizzazione,come l'esperienza in sè possono provocare all'interno di una identità che si stà affermando.
Malattia e genitorialità-4 Esiti emotivi possibili

I genitori possono reagire all'impatto con la malattia del figlio con diversi stati d'animo come da me citato nel post precedente,questi stati d'animo,sensazioni,emozioni si ripercquotono sullo stato emotivo del bambino già provato dalla malattia,avendo degli effetti spesso negativi.
Gli esiti emotivi possibili sono:
Derivato da uno stato di paura che porta al compensamento del dolore subito con affetto talvolta esagerato.
provoca
(FIGLIO) Dipendenza
(G) Rifiuto-delega:
quando non avviene il superamento della frustrazione primaria.
(F) Insicurezza:
momentanea o permanente perdita del punto di riferimento.
(G) Permissività:
(F) Egocentrismo:
anche a livelli molto alti al punto da impedire le relazioni.
(G) Mancate verità:
decisione di omettere alcuni dettagli o parti sostanziali della malattia,del suo decorso e della terapia,con la convinzione di risparmiare gli stati di ansia e di angoscia al proprio figlio.
(F) Asia:
Paradossalmente il non sapere o il non comprendere fino infondo provoca nel bambino un ulteriore malessere che lo fa sentire inadatto e ansioso nei confronti di quello che succederà.
(G) Minacce:
Situazione che accade spesso per riprendere in qualche modo l’autorità e per “farsi ascoltare in qualche modo.
La più frequente è: “se non la smetti di piangere vado a casa!”,minaccia dell’abbandono.
Non si sente adeguato o eccessivamente ripreso ed è portato a reprimere le proprie manifestazioni.
La minaccia dell’abbandono è vissuta da questa parte come un vero e proprio abbandono affettivo,creando un ulteriore stato di ansia.
Abbandono fisico e psicologico.
Presenza fisica ma non di aiuto psicologicamente,non di supporto e conforto.
(F) Aggressività-ostilità
lunedì 2 febbraio 2009
Malattia e genitorialità-3 CASO 2:L'intervento chirurgico

La pratica chirurgica può provocare nei genitori sentimeni di timore spesso direttamente proporzionali ai rischi più o meno evidenti di quest'ultima. Reazioni emotive come;il rifiuto,il sentimento di colpa e di impotenza,e il timore dell'idea di abbandonare il proprio bambino o che lo stesso si senta abbandonato e trascurato(relativo al momento dell'operazione in cui il genitore viene suo malgrado allontanato). La prima angoscia è provocata dall'induzione dell'anestesia,che è di per se una procedura dolorosa,successivamente la preoccupazione sale per il ricovero in terapia intensiva,spesso con delle regole prestabilite rigide che compromettono la vicinanza dei genitori al proprio figlio (ammissione controllata con nessuna regolarità nella frequenza),tanto più il bambino è piccolo quanto più è difficile riuscire ad elaborare queste separazioni con il controllo degli stati di ansia. Un'altro elemento che può provocare ansia e preoccupazione è il "non riconoscere il proprio figlio" in un'ambiente così distante da quello famigliare,vederlo stordito,disperato e così lontano,con l'angoscia che questo possa portare a ledere il legame famigliare così importante e sensibile sopratutto con il bimbo piccolo.
giovedì 29 gennaio 2009
Malattia e genitorialità-2 CASO 1/ La malattia congenita

La malattia congenita è il caso di malattia del bambino che in assouto provoca maggiore squilibrio e sentimenti negativi all'interno dell'ambiente famigliare. Prima di tutto la coppia genitoriale di fronte alla presa di coscenza della malattia genetica del loro bembino subiscono una pericolosa discrepanza tra ciò che vedono al momento della nascita e ciò che invece si aspettavano durante il periodo dell'attesa,questo provoca un sentimento predominante che è il senso di colpa,verso il comportamento della madre durante la gravidanza,o per la componente genetica "malata"trasmessa al figlio. Al momento della nascita il genitore deve quindi in un certo senso elaborare il lutto del bambino che aveva idealizzato e nello stesso tempo gestire l'angoscia per il bambino nato malato reale. A questo primo impatto si sussegue il momento della diagnosi della malattia,la prospettiva di un lungo iter terapeutico e diagnostico,e le conseguenti ansie e timori per il futuro sociale del bambino che diventerà adulto. La diagnosi corrisponde al primo vero choc che porta all'attivazione immediata del primo meccanismo di difesa:LA NEGAZIONE nei confronti della diagnosi,del medico (questo porta spesso a voler sentire altri pareri),e in alcuni casi anche del bambino (nei casi estremi si arriva addirittura alla speranza che il bambino muoia). Questo sentimento precipita all'interno della coppia al punto da causare un'allontanamento,dovuto talvolta ad una sorta di isolamento (chiusura in sè stessa) da parte della madre che impiega molto più tempo a metabolizzare il trauma,perchè si trova a dover sciogliere il già comunque stretto legame instaurato con il bambino delle aspettative in un cert senso già generato durante l'attesa. I sentimenti che si susseguono sono il senso di colpa (matabolizzare e chiedersi il perchè),rabbia,frustrazione (collegato in un certo senso al sentimeno di impotenza),lutto (nei confronti del progetto esistenziale) e infine la razionalizzazione. Una delle tecniche più comuni per fronteggiare questi sentimenti è l'identificazione da parte dei genitori con il personale sanitario che li porta a capire ed imparare come prendersi cura del proprio figlionel quotidiano e nelle situazioni di emergenza. Il sentirsi davvero utili in questo senso compensa in parte il sentimento negativo di non sentirsi bravi genitori che,se trascurato potrebbe avere effetti negativi sul rapporto con il bambino.
martedì 27 gennaio 2009
Malattia e genitorialità-1
Come si colloca la malattia del bambino in una dimensione famigliare pocanzi presentata che presenta di per sè innumerevoli problematiche?La malattia può essere vissuta da parte dei genitori come MINACCIA che provoca sensazioni di angoscia,di rifiuto,di negazione e una sorta di fuga dall'idea o addirittura dalle responsabilità che questa comporta. Oppure può essere vissuta come una sorta di FALLIMENTO che provoca senso di colpa nei genitori;questo accade sopratutto nel caso delle malattie congenite (dalla nascita),genetiche,o contratte durante il periodo della gravidanza. In ognuno dei due casi si ha una improvvisa compromissione del progetto esistenziale del figlio e dell'equilibrio famigliare,poichè la malattia del bambino provoca una delusione delle aspettative ontologiche (insieme dei desideri che durante il periodo dell'attesa della nascita si costruiscono per il propio figlio) e costringe i genitori a scontrarsi con una dura realtà che spaventa e di fronte alla quale non sono preparati.
Questo sconvolgimento degli equilibri e delle aspettative provoca degli esiti sull'atmosfera emotiva dei genitori: ANGOSCIA derivata dal timore della morte del figlio,cioè dal pericolo di perdere l'oggetto del proprio investimento emotivo,FRUSTRAZIONE legata al "lutto" per il proprio progetto educativo-assistenziale e infine come prima accennato SENSO DI COLPA,causato da presunte responsabilità agite intenzionalmente o per negligenza (spesso scaricata dall'uno all'altro nella coppia,compromettendo nuovamante quel che resta del già precario equilibrio).